Debito pubblico, allarme Legacoop: “L’Italia rischia più della Grecia”

il presidente di Legacoop Simone Gamberini
il presidente di Legacoop Simone Gamberini

ROMA – Crescita debole, inflazione persistente e un debito pubblico destinato a diventare il più alto d’Europa, superando persino quello greco. È il quadro critico delineato dal nuovo monitoraggio realizzato da Prometeia per Legacoop sul Documento di Finanza Pubblica 2026, che fotografa un’economia italiana sempre più esposta ai rischi internazionali e alla fragilità strutturale interna.

Secondo lo studio, le prospettive dei conti pubblici sono peggiorate rispetto alle stime formulate dal Governo nell’ottobre 2024. L’aumento del rapporto debito/PIL tra il 2023 e il 2026, inizialmente previsto in circa 3 punti percentuali, viene ora stimato in 4,7 punti. Parallelamente si riduce drasticamente anche il previsto rientro del debito tra il 2026 e il 2028, che scende da 1,4 a soli 0,7 punti percentuali.

Un quadro che, secondo Prometeia, potrebbe ulteriormente aggravarsi anche in presenza di variazioni limitate dello scenario macroeconomico. Basterebbe infatti una crescita economica inferiore di appena 0,3 punti rispetto alle previsioni ufficiali o il mancato realizzo delle privatizzazioni annunciate dal Governo per vedere il debito continuare a crescere anche nel 2027.

“L’Italia ha bisogno di una strategia economica di lungo respiro – sottolinea il presidente di Legacoop Simone Gamberini – capace di sostenere crescita, lavoro e investimenti produttivi. Famiglie e imprese non possono continuare a pagare il prezzo dell’incertezza internazionale”.

Gamberini lancia poi un messaggio chiaro al Governo: “La prudenza nei conti pubblici resta importante, ma da sola non basta più perché l’immobilismo non paga. Occorre rafforzare le politiche industriali, sostenere il potere d’acquisto delle famiglie e la competitività delle imprese, accelerando gli investimenti nella transizione energetica e nell’innovazione”.

Lo scenario potrebbe peggiorare ulteriormente a causa delle tensioni geopolitiche e dell’instabilità energetica. In caso di petrolio più caro e inflazione al 3,3% nel 2026, avverte Prometeia, la crescita italiana rallenterebbe ancora, con un aumento del debito e possibili effetti sullo spread.

“Serve una strategia economica più coraggiosa – conclude Gamberini – perché senza interventi strutturali il rischio è una stagnazione prolungata capace di indebolire ulteriormente il tessuto sociale ed economico del Paese”.

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