Ruben Coco racconta la sua evoluzione in “Forse è meglio stare male”

Ruben Coco racconta la sua evoluzione in “Forse è meglio stare male”
Ruben Coco racconta la sua evoluzione in “Forse è meglio stare male”

Con “Forse è meglio stare male”, Ruben Coco apre un nuovo capitolo del suo percorso artistico. Il singolo segna un punto di svolta: una scrittura più consapevole e profonda, capace di trasformare l’esperienza personale in una riflessione universale.

Prodotto insieme a Luigi Tarquini (Etrusko), il brano recupera sonorità alternative anni ’90 con un approccio più ruvido e diretto, anticipando l’atmosfera del disco in uscita a settembre.

Per Prima Music, l’artista racconta questo passaggio importante, tra evoluzione sonora e nuova maturità emotiva.

Dove si colloca “Forse è meglio stare male” nel tuo percorso musicale? 

Forse è meglio stare male segna un punto di svolta nel mio percorso. È il brano in cui ho smesso di raccontare solo ciò che vedevo e ho iniziato a raccontare ciò che mi attraversa davvero. È una canzone che mi ha costretto a guardarmi con più onestà e, proprio per questo, rappresenta un passaggio importante: meno istinto, più consapevolezza. Da qui in avanti sento di avere una direzione più nitida. 

È il brano che segna un nuovo capitolo del tuo progetto? 

Sì, apre un nuovo capitolo. Non perché chiuda ciò che ho fatto finora, ma perché segna un modo diverso di stare dentro alla mia musica. È anche il primo singolo che darà vita al disco che uscirà probabilmente a Settembre, e per me rappresenta l’inizio di un percorso più sincero e più nitido. Con questo brano ho iniziato a guardarmi davvero, e da lì tutto il resto sta prendendo forma. 

Cosa è cambiato nel tuo modo di scrivere rispetto ai lavori precedenti? 

In realtà non è cambiato molto. Anche nei lavori precedenti ho sempre parlato di me e di ciò che mi succede, perché è il modo più naturale che ho di scrivere. Con questo brano forse sono solo andato un po’ più a fondo, ma l’approccio è lo stesso: parto da quello che vivo e lo trasformo in musica. 

Come descriveresti l’evoluzione del tuo sound in questo singolo? 

In questo singolo il mio sound si è evoluto in modo naturale, senza rinnegare il linguaggio indie che mi ha accompagnato fin dall’inizio. Con Luigi Tarquini, in arte Etrusko, abbiamo lavorato a un ritorno a certe sonorità alternative degli anni ’90 e a un approccio più ruvido e diretto. È stato un modo per recuperare un’energia che sentivo mia da tempo, integrandola con ciò che già mi definisce. Il risultato è un equilibrio tra ciò che ero e ciò che sto diventando. 

Questo brano anticipa l’atmosfera del disco a cui stai lavorando? 

Sì, questo brano anticipa l’atmosfera del disco, ma in un modo diverso rispetto al passato. Nei lavori precedenti parlavo molto di me, e questo non è cambiato: parto sempre da ciò che vivo. La differenza è che questa volta sento di aver già attraversato una parte del mio percorso personale, come se mi fossi ‘curato’ abbastanza da poter allargare lo sguardo. Nel disco non racconto solo la mia storia, ma cerco di toccare qualcosa di più universale, qualcosa in cui ognuno possa riconoscersi.

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