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Re Panettone, torna la kermesse dedicata al grande lievitato italiano

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Panettone con giubba

NAPOLI – Dopo la pausa dello scorso anno l’11 e il 12 dicembre torna a Napoli il tradizionale appuntamento con Re Panettone®, il progetto ideato e curato da Stanislao Porzio. Esposizione, tasting e mercato per tutti: la formula collaudata della due giorni quest’anno si arricchisce dell’offerta dei dolci natalizi della tradizione italiana. Insieme al grande lievitato per eccellenza, il pubblico potrà infatti degustare un’ampia gamma di dolci tipici delle feste proposti dai maestri pasticceri presenti.
A Napoli Re Panettone® è alla VI edizione ed è diventato ormai un appuntamento molto atteso dai pasticcieri e da tutti gli appassionati del famoso dolce natalizio. I banchi di assaggio di quindici pasticcieri provenienti da più regioni d’Italia, con una nutrita rappresentanza di campani, saranno allestiti con panettoni e altri dolci natalizi nelle sale del Renaissance Naples Hotel Mediterraneo (Via Ponte di Tappia), in un edificio storico rinnovato nel cuore di Napoli. Una nuova location per questa sesta edizione che vuol essere nel centro della città monumentale, a pochi passi dalla piazza del Municipio con la nuova Stazione della Metropolitana dell’Arte e dai monumenti simbolo del capoluogo partenopeo: il Castel Nuovo, la Galleria Umberto I, il Teatro di San Carlo.
Alla sua sesta edizione giunge anche il Premio Re Panettone® Napoli, il riconoscimento che viene assegnato da una giuria di esperti con tasting alla cieca per premiare il Miglior panettone innovativo.
Sabato 11 dicembre la giuria presieduta da Antonio Tubelli, chef e composta da Lino Scarallo, chef del Ristorante Palazzo Petrucci Napoli; Santa Di Salvo, Giornalista de Il Mattino; Benedetta Gargano, sceneggiatrice e foodblogger; Nunzia Clemente, Food Writer; Tommaso Luongo, Delegato Ais Napoli, dopo gli assaggi alla cieca, con la collaborazione degli studenti dell’Istituto Alberghiero Elena di Savoia di Napoli, individuerà il Miglior Panettone Innovativo. Nel pomeriggio dello stesso sabato 11 dicembre verranno proclamati i vincitori, ai quali andranno premi in prodotto offerti da Agrimontana, azienda sponsor, specializzata in lavorazioni della frutta.
Re Panettone è un marchio registrato ed un progetto ideato e curato da Stanislao Porzio. La tappa napoletana è co-organizzata da Amphibia e Dipunto studio.
Re Panettone® si conferma la prima e più autorevole manifestazione dedicata al Panettone con un’attenzione speciale alla selezione dei prodotti e delle pasticcerie presenti. Sono ammessi alla manifestazione solo i panettoni e i dolci natalizi realizzati con metodo artigianale, senza additivi e conservanti, e senza scorciatoie produttive. A tal fine già da qualche anno Re Panettone ha istituito la Certificazione Re Panettone® (un bollo con ologramma) che attesta, mediante controlli scientifici, freschezza, naturalità e artigianalità del prodotto.

Queste le pasticcerie presenti alla kermesse:

Cosentino “Il Fornaio” – Alfonso Cosentino – Marina di Camerota (Sa)

Divine Tentazioni – Marco Tateo – Brindisi

I Marigliano – Alessandro Marigliano – San Giuseppe Vesuviano (Na)

In Croissanteria Lab – Italo Vezzoli – Carobbio degli Angeli (BG)

Panificio Azzurro Margiù – Giacomo Balestra – Sant’Anastasia (Na)

Panificio Mater – Nicola Guariglia – Salerno

Pasticceria Cappiello – Michelangelo Cappiello – Santa Maria Capua Vetere (Ce)

Pasticceria Crem – Antonio Pianese – Grosseto

Pasticceria La Torre – Alberto Sorrentino – Torre del Greco (Na)

Pasticceria Mascolo – Giuseppe Mascolo – Visciano (Na)

Pasticceria Memmolo – Annibale Memmolo – Mirabella Eclano (Av)

Pasticceria Mennella – Vincenzo Mennella – Torre del Greco (Na)

Pasticceria Varriale – Salvatore Varriale – Napoli

Santaniello Pasticceria – Salvatore Vitale – Nola (Na)

Torrone Di Iorio – Bernardetta Nardone – Montemiletto (Av) 

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Nella Locanda di Simone Profeta a Napoli i piatti raccontano la storia del gusto

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NAPOLI – Un ristorante, una locanda, un ritrovo ed un rifugio, dove assaggiare belle storie narrate nei piatti. La Locanda del Profeta dello chef Simone Profeta in vico Satriano a Napoli si presenta oggi con un’atmosfera calda e accogliente, i cui particolari disseminati in giro sono tutti da scoprire: soffitto a volta con mattoni a vista, antiche piastrelle napoletane, lampade in rame, tavoli di abete, sedie variopinte e porte provenienti dal Marocco. Il pezzo forte è sicuramente il grande tavolo indiano in legno massello dal piano turchese, che caratterizza l’ambiente grazie anche alla strategica collocazione al centro della sala.
La Locanda del Profeta è un luogo magico dove il palato compie un viaggio dei sensi: partendo dalla Campania, circumnavigando le coste della penisola, raccogliendo profumi, attraversa l’Italia e collezionando aromi al gusto della tradizione, infine, guarda il mondo.
Lo chef, ispirato dagli ingredienti, nei suoi piatti racconta il sapore del mare con il suo spaghetto al riccio e l’odore di montagna con il suo tagliolino al tartufo bianco; nelle sue ricette classiche si assapora l’innovazione, garantendo sempre la genuinità del prodotto fresco di stagione. La fantasia dei menù degustazione di mare e di terra guida il cliente nella scelta degli abbinamenti tra le portate.
Lo chef coccola i suoi ospiti servendo il pane caldo di propria produzione. Si possono gustare deliziosi panini alla curcuma, pomodoro, patate della Sila e cipolla; un’altra specialità sono grissini prodotti con farina macinata a pietra, all’ olio extra vergine d’oliva. La cantina della Locanda del Profeta vanta una selezione di oltre 300 etichette di vini naturali, vini francesi, champagne, vini da meditazione che non sono nient’altro che il frutto di una minuziosa ricerca, tra le eccellenze dei piccoli produttori agricoli che assicurano un l’altissima qualità, per garantire un equilibrio con il carattere del menù.
Tra le specialità, il sempre verde Scarpariello al pomodorino del piennolo del Vesuvio, il tagliolino con burro della Valtellina e tartufo Settima profezia(spaghettone con salsa di ostriche su tartara di tonno ed oyster leaves, gli spaghetti con anemoni di mare, l’uovo di Peppovo Pochè con spuma di patate della Sila e tartufo.

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La pizza “lampiata” di Vincenzo Di Fiore è un atto d’amore alla tradizione acerrana

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NAPOLI – Baccalà e papaccelle, margherita, parmigiana o marinara. La pizza “lampiata” di Vincenzo Di Fiore di sicuro farà il botto. Nella serata stampa dedicata alla tipologia di pizza che maggiormente richiama la tradizione acerrana, sono state presentate le nuove proposte inserite nella Carta delle lampiate. 

La lampiata è una pizza cotta nel forno a legna, in teglia poggiata direttamente sui carboni ardenti. Viene da alcuni chiamata “la pizza della nonna” perché era proprio nel cortile della nonna, in famiglia, che questa pizza veniva consumata. Ogni famiglia della provincia napoletana aveva la propria ricetta e la propria tradizione, per cui è quasi impossibile oggi trarne una definizione enciclopedica; uno dei tratti che quasi sicuramente le accomunava tutte, era la cottura. Questa veniva realizzata successivamente alla cottura del pane nel forno di famiglia, con l’impasto avanzato adagiato all’interno di una teglia di ferro. Una volta disposto l’impasto nella teglia, arrivava il turno della salsa di pomodoro (meglio ancora se quello delle “bottiglie” realizzate in famiglia a fine agosto, durante il periodo di raccolta), all’olio e all’origano. Una volta completata la preparazione, la pizza veniva inserita all’interno del forno con la legna rimanente dalle infornate precedenti, e chiuso. Da qui deriva il nome di “lampiàta”, ovvero cotta dalla carezza della “lampa” di fuoco. Il risultato, a fine cottura, era sempre sorprendente: la pizza aveva una croccantezza speciale dovuta al contatto con la teglia, unita a un gusto unico dall’aroma del legno arso. La pizza lampiàta veniva poi tagliata a fette e goduta tra familiari, all’interno del “portone”, durante le sere sia d’estate che d’inverno.

L’attività di Vincenzo Di Fiore come pizzaiolo-patron inizia nell’estate del 2009 con la prima sede della pizzeria Bella Napoli che nel 2014 viene spostata da via Muro di Piombo nei locali più spaziosi di via Ludovico Ariosto. Qui Di Fiore, grazie alla leggerezza dell’impasto e all’importante opera di valorizzazione delle eccellenze acerrane e campane, si fa notare dal Gambero Rosso che proprio nel 2014 lo inserisce nella Guida alle pizzerie d’Italia e dal 2016 gli riconosce i 2 spicchi. Nel dicembre 2016, vincendo il sondaggio organizzato da Mysocialrecipe, Vincenzo Di Fiore diventa il primo “pizzaiolo-pastore” a conquistare un posto sul prestigioso presepe di Ferrigno a San Gregorio Armeno. Nell’estate del 2018 alla pizzeria “Bella Napoli” va ad aggiungersi il locale su Corso Italia 28 che dispone di circa 200 coperti tra spazi interni ed esterni.

Nel 2018 Di Fiore crea un arancino dedicato a Pulcinella in occasione dell’evento con cui celebra l’ingresso nell’Associazione Verace Pizza Napoletana, pochi giorni dopo l’inaugurazione della pizzeria di Corso Italia. La tabella esterna n° 736 dell’AVPN gli viene consegnata dal presidente Antonio Pace. 

A rendere speciale l’arancino dedicato alla celebre maschera partenopea, i cui natali si fanno risalire proprio ad Acerra, sono i rinomati fagioli cannellini locali denominati “dente di morto” per il loro colore bianco opaco. 

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Pizza Social Lab, l’incrocio giusto tra tradizione e innovazione

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Rosso e Nero PSL

NAPOLI – Ci sono anche due pizze vegane, la “Cavoli Tuoi” e la “Tomato Experience”, preparate con ingredienti di alta qualità, proprio come tutte le altre, nel menù invernale di Pizza Social Lab, la struttura di via Barbagallo 115B a Fuorigrotta, nata due anni fa dal desiderio di un gruppo di imprenditori di crescere ed evolversi. In quelli che erano i locali della Brasserie, una pizzeria fresca e innovativa, che strizza l’occhio alle esigenze e ai gusti di tutti. Due forni con due temperature diverse per due tipologie di impasto: il classico (a rota ‘e carretta) e il contemporaneo. Un terzo forno, quello per gli impasti senza glutine e un menu adatto ai celiaci. Ai forni Antonio Mascia e Rosario Ferraro, entrambi con una formazione ed un’esperienza degna di nota. 

La proposta di Pizza Social Lab è inclusiva, aggregante e innovativa. A completare l’offerta, infatti, anche una cocktail list pensata ad hoc dal noto bar manager Carlo Migliarotti, per accompagnare le pizze. 

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