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Ambiente

Giornata Mondiale della Terra: Caffè Borbone con Plastic Free alla foce del Garigliano

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Napoli, 22 aprile – Caffè Borbone conferma il proprio impegno a favore dell’ecologia. Domenica 25 aprile, a 3 giorni dalla “Giornata Mondiale della Terra”, il brand partenopeo sarà, infatti, al fianco dell’associazione di volontariato Plastic Free onlus, a supporto di una delle iniziative green più imponenti del 2021: la bonifica della foce del fiume Garigliano. L’appuntamento è per le 9.30 nei pressi del Camping “Pineta La Foce” (Caserta) e chi volesse aggregarsi, in veste di volontario, potrà farlo registrandosi sul sito di Plastic Free (www.plasticfreeonlus.it).
Un evento notevole, che vedrà il coinvolgimento di circa 400 volontari in Campania e 120 nel Basso Lazio, che uniranno le proprie forze per cercare di ripulire da plastica e rifiuti non pericolosi un’area che si estende per ben 5 chilometri. Con una stima che oscilla tra le 5 e le 10 tonnellate di materiale da recuperare. Il tutto, nel pieno rispetto delle normative anti-Covid. I volontari indosseranno, infatti, mascherine e rispetteranno la distanza minima di sicurezza di 2 metri uno dall’altro.
Per l’occasione, Caffè Borbone sosterrà attivamente la manifestazione.
“La collaborazione con Caffè Borbone è per noi un modo per arrivare più velocemente ai nostri obiettivi per il bene del Pianeta. Sapere che ci sono aziende così attente al benessere dell’ambiente, ci riempie di gioia e ci motiva a fare sempre meglio” spiega Luca De Gaetano, presidente della onlus nata nel 2019, votata alla salvaguardia dell’ambiente e impegnata su più progetti: dalla raccolta di rifiuti su spiagge e in città al salvataggio delle tartarughe, dalla sensibilizzazione nelle scuole al Plastic Free Diving.
D’altronde, la sostenibilità è da sempre tra i valori di Caffè Borbone, prima azienda ad immettere sul mercato la cialda compostabile, smaltibile nell’umido e ideale per la concimazione dei terreni, orientando grande impegno allo sviluppo di una coscienza ecologica, così da rendere sempre più green la pausa caffè. E oggi, la Cialda Compostabile è 100% Amica della Natura, dall’incarto interamente riciclabile realizzato in carta.

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Ambiente

Australia unico paese non in via di sviluppo in mappa della deforestazione globale

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ROMA – Tra i 24 fronti di deforestazione elencati nel recente rapporto del WWF “Deforestation fronts: Drivers and responses in a changing world”l’Australia orientale compare come unica nazione non in via di sviluppo.

Lo evidenzia il WWF che a un anno dal disastro avvenuto nel 2020, sta ripercorrendo in questi giorni le tappe di quella tragedia rilanciando il progetto Regenerate Australia per rigenerare le foreste, aiutare la fauna selvatica e per fermare la distruzione degli habitat.

 

“La percentuale di foreste trasformate in coltivazioni e pascoli è aumentata vertiginosamente dopo che sono state abolite le restrizioni nel Queensland e nel New South Wales, ponendo così l’Australia orientale nell’elenco delle aree peggiori al mondo nella distruzione delle foreste”, ha dichiarato il dottor Martin Taylor, biologo della conservazione del WWF-Australia.

“Nonostante il Queensland abbia poi ripristinato nel 2018 alcune restrizioni, l’Australia orientale rimane un fronte di deforestazione e questo non cambierà finché non si interverrà per ridurre drasticamente i tassi di distruzione”.

Per quanto gli incendi boschivi australiani del 2019-20 non siano entrati nel computo dell’analisi sulla deforestazione globale effettuata nel periodo 2004 al 2017, è assai probabile che, come si afferma nel report, gli incendi boschivi aumentino a causa dei cambiamenti climatici che determinano stagioni secche sempre più lunghe ed estreme.

 

Nei 13 anni dal 2004 al 2017, è stata deforestata un’area 6 volte la dimensione della Tasmania, oltre 43 milioni di ettari. Il rapporto afferma che “l’allevamento di bestiame” (l’abbattimento di alberi per creare pascoli per il bestiame) è stato “di gran lunga il fattore più significativo” della perdita o del degrado delle foreste nell’Australia orientale. Un’altra importante causa è la produzione di legna che, secondo il rapporto, “è ancora oggi molto intensa in alcuni luoghi” nell’Australia orientale.

Le foreste dell’Australia orientale sono state dichiarate un hotspot globale della biodiversità, anche in virtù della presenza di specie uniche come il koala, e subiscono un’enorme pressione a causa della deforestazione per attività economiche e degli incendi.

 

“La distruzione delle foreste era già un fatto grave per tutto il paese, ma gli incendi del 2019-20 hanno aggravato enormemente la situazione. Proprio per questo il WWF Australia ha lanciato Regenerate Australia, il più grande programma di rigenerazione della natura e della fauna selvatica nella storia della nazione. Per fermare l’estinzione di specie uniche al mondo, l’Australia deve intensificare gli sforzi per proteggere gli habitat forestali critici, in particolare conservando gli ultimi rifugi non toccati dalle fiamme e sostenendo la rigenerazione di quelli distrutti dagli incendi. Il WWF chiede che l’Australia esca definitivamente dal famigerato elenco dei fronti di deforestazione. Ciò non accadrà fino a quando le leggi e le misure di salvaguardie cancellate nell’ultimo decennio non verranno ripristinate e fino a quando la legislazione ambientale nazionale non inizierà ad essere pienamente e concretamente applicata” – ha continuato Taylor.

 

Nel suo rapporto Pervasive Inaction Taylor denuncia anche l’insufficiente applicazione della legge ambientale nazionale: solo tra il 2016 e il 2018, nel Queensland, sono stati distrutti quasi 250.000 ettari di habitat di specie minacciate. Secondo Taylor le affermazioni che indicano un’espansione dell’area forestale in Australia sono fuorvianti poiché “si basano sulla classificazione della ricrescita giovane, cioè, piante alte pochi centimetri rispetto alla foresta. Si tratta di alberelli alti fino al ginocchio che non ‘bilanciano’ la distruzione in corso di foreste vecchie di decenni o secoli”, ha concluso.

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Anbi: è la sete delle falde ad abbassare i livelli dei laghi

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ROMA – “Se per alcune zone d’Italia si parla di rischio desertificazione,  ce ne sono altre, in cui la ricarica della falda acquifera sta diventando un’emergenza, di cui è conseguenza  l’impoverimento dei corpi idrici superficiali come sta avvenendo, ad esempio, nel Lazio per i laghi di Albano, a Castelgandolfo, e Bracciano, la cui risorsa contribuisce sempre più a rimpinguare una falda fluttuante”: a segnalarlo è l’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI) attraverso le parole del Direttore Generale, Massimo Gargano. 

“In questo momento in Italia – prosegue il DG di ANBIc’è un’eccessiva pressione sulle risorse idriche. Perciò è necessario ridurre i prelievi, abbandonando la “cultura del pozzo”  in favore dell’irrigazione collettiva,  che garantisce innovazione tecnologica,  sostenibilità e qualità alla risorsa. Se quelle irrigue sono considerate infrastrutture strategiche per il Paese, ribadiamo la necessità di una Piano di efficientamento ed incremento della rete idraulica anche attraverso la realizzazione di nuovi invasi. La nostra proposta compatibile con il cronoprogramma comunitario previsto dal Recovery Plan – conclude Gargano – prevede 858 progetti definitivi ed esecutivi, cioè cantierabili, capaci di garantire oltre 21.000 posti di lavoro con un investimento di oltre 4 miliardi e mezzo di euro.  Nel momento della scelta delle priorità non si può dimenticare la necessità di garantire adeguate disponibilità d’acqua, pena l’alterazione dell’ecosistema, dell’economia, dell’occupazione, della bellezza dei nostri paesaggi.”

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Consac: attivato l’impianto fotovoltaico di Vallo della Lucania

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VALLO DELLA LUCANIA, Salerno – I lavori, voluti dal Comune di Vallo della Lucania e finanziati con fondi propri della Consac per un importo di 175.000 euro, sono terminati a fine novembre. L’impianto fotovoltaico, opera programmata in sinergia con il comune di Vallo della Lucania – che ha dato la disponibilità dell’area (in località Pattano) – occupa, tenuto conto anche degli ingombri funzionali, circa 2500 mq e si trova nelle immediate adiacenze del complesso di depurazione di Vallo della Lucania, gestito da Consac. “Oggi l’Enel ha provveduto a collegare la struttura alla rete elettrica – spiegano il sindaco Antonio Aloia ed il presidente di Consac Gennaro Maione – e l’impianto stesso è stato attivato”.

Il risparmio annuo conseguito “tra l’energia necessaria per la struttura di depurazione gestita da Consac e l’energia venduta a Enel – continuano Aloia e Maione – sarà pari a circa 40.000 euro”.

Nel dettaglio, “l’80% dell’energia prodotta sarà utilizzata in modalità scambio sul posto, vale a dire per energizzare l’impianto di depurazione esistente; il restante 20%, prodotto nelle ore in cui l’assorbimento energetico dell’impianto di depurazione è inferiore all’energia prodotta dall’impianto fotovoltaico, sarà appunto venduto all’Enel”.

Una quota parte dell’importo corrispondente all’energia elettrica autoprodotta verrà utilizzata da Consac per la costruzione di ulteriori due piccoli impianti fotovoltaici, di potenza complessiva pari a 40Kw, da destinare a servizio di altrettanti edifici pubblici di proprietà comunale: in tal modo anche il Comune di Vallo della Lucania potrà beneficiare di un risparmio sulle bollette energetiche pari a circa  10.000 euro l’anno.

La struttura, con potenza di 200 Kw, “rappresenta un intervento fortemente rispettoso dell’ambiente, aspetto di grande rilievo tanto più visto che siamo nell’area di un Parco Nazionale”.

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