Si presenta giovedì 15 giugno 2023 al Clubino a Napoli “L’antro ed altre storie” di Davide Tricarico

NAPOLI – Si presenta giovedì 15 giugno 2023 ore 17,00 al Clubino in via Luca Giordano 73 a Napoli “L’antro ed altre storie” di Davide Tricarico per Kairós Edizioni. A dialogare con l’autore, Rita Felerico e Riccardo Rubino, accompagnati dalle letture di Maria Rosaria Riccio. Modera Pino Cotarelli. Saluto dell’editoreGiovanni Musella.

Una raccolta di racconti che attraversa la sottile linea di confine tra l’amore e il dolore.

L’amore a cui si riferisce Tricarico è quello perduto. Per motivi diversi, i racconti ci narrano tutti storie nelle quali si perde l’oggetto del proprio sentimento e di conseguenza si spegne quella luce forte e intensa che ci accompagnava nella vita e di cui a volte non ne eravamo neanche consapevoli. Ed è proprio allora che ci si rende conto di quanto eravamo dipendenti da quell’affetto, da quel calore.

Anche la solitudine è al centro della narrazione. “Non rimpianti, eventuali rammarichi o sentimenti di delusione”, chiarisce l’autore “ma soltanto una immensa solitudine, condizione questa che ha bisogno di tanto, tantissimo tempo per essere colmata e comunque un sapore amaro è lo strascico inevitabile che ci accompagnerà per la vita”.

Quale il dolore profondissimo a cui si allude nella quarta di copertina?

“Quello stato d’animo che si avverte quando si smarriscono le coordinate della propria esistenza. E ciò avviene quando la nostra vita affettiva, che si nutriva voracemente dell’oggetto di quell’amore, nel perderlo all’improvviso, si avvolge in una cappa nera”.

L’amore è un sentimento indefinibile. Chi ne viene preso, per quanto ricco il suo vocabolario, non riuscirà mai a trovare parole per descriverlo, tutte gli sembreranno povere. È talmente intenso che può offrire felicità mai raggiunte come dolori profondissimi.

Cinque episodi e un filo conduttore che tiene insieme la trama di ognuno: la solitudine e ciò che lascia un affetto smarrito.

 

UNO STRALCIO DELL’OPERA

Continuava a fissarlo mentre lui le stringeva le mani al collo. Lei non mosse un dito, non si divincolò, non un urlo. Fino all’ultimo respiro non distolse i suoi occhi dal volto dell’unica persona che aveva mai amato, la stessa che ora la stava uccidendo. Nel momento in cui cominciò a non sentire più il suo corpo e gli occhi perdevano i colori del mondo, appena un soffio prima di morire, gli sorrise, quasi a ringraziarlo per quella breve felicità che le aveva concesso. Qualche giorno dopo la cronaca riportava, in un articolo di poche righe, il ritrovamento da parte d’un pescatore di un corpo femminile fermo tra le due anse che il fiume creava a valle. Riferiva il pescatore, a quanto diceva l’articolo, che il corpo sembrava come adagiato sulla superficie del fiume, perché aveva ancora addosso – intatto – un vestito azzurro. Anche le calze nere e le scarpe con i tacchi a spillo stranamente erano ancora lì ai piedi della morta, come se dovesse andare ad una festa. Ma quello che aveva colpito di più il pescatore, continuava l’articolo, era il bellissimo sorriso, gli occhi aperti a guardare il cielo ed un qualcosa di rosso, che sembrava una foglia, stretta in una mano.

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