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Puglia

Tutolo e Leoci su Xylella

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BARI – “Ci piacerebbe, come Commissione oppure come semplici consiglieri a spese nostre, andare nei territori per capire da vicino il sentimento della gente e degli agricoltori oltre che vedere i danni che la Xylella produce”.

Questa la proposta dei consiglieri di ‘CON Emiliano’ Antonio Tutolo e Alessandro Leoci nel corso dei lavori della IV Commissione consiliare, convocata questa mattina per un confronto sul tema della Xylella con l’assessore all’Agricoltura Donato Pentassuglia, col direttore del Dipartimento Agricoltura della Regione Puglia, Gianluca Nardone, col dirigente dell’Osservatorio fitosanitario Giuseppe Tedeschi e col funzionario Anna Percoco.

“Il territorio brindisino, in particolare il Comune di Carovigno – ha proseguito il consigliere Leoci – vive di una economia prettamente agricola e olivicola ed attualmente siamo in zona infetta.
Sento il dolore degli agricoltori. Nel nostro territorio risiede la riserva di Torre Guaceto, un importante patrimonio nazionale. Per questo vorrei insistere sulla proposta di andare a vedere da vicino queste piante e questa bellezza in modo tale che ci sia una sensibilità maggiore sul tema. Tante volte – ha concluso Leoci – mediaticamente si conosce il problema ma quando si va sul campo, si ascoltano gli agricoltori e si vedono queste piante, la situazione tocca il cuore. Oggi il territorio brindisino è un laboratorio importante per capire come intervenire e salvare quello che è rimasto. Confido nel lavoro dell’assessore Pentassuglia”.

La risposta favorevole all’invito non si è fatta attendere da parte dell’assessore all’Agricoltura: “Sono disponibile – ha detto – e pronto ad organizzare. Nell’espletamento delle nostre funzioni ci possiamo muovere insieme, al di fuori del contesto della Commissione, per visitare le zone di Lecce e Brindisi, per tenere così insieme i territori introducendo elementi di novità, di lavoro effettivamente svolto e di risposte”.

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Cronaca

Sequestrati beni per 50 milioni a imprenditore vitivinicolo ravennate

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BOLOGNA – La Direzione Investigativa Antimafia ha eseguito un decreto di confisca emesso dal Tribunale di Bologna nei confronti di un imprenditore ravennate operante nel settore vitivinicolo.

Il soggetto era rimasto coinvolto nel 2012 nell’operazione “BACCUS”, coordinata dalla DDA di Bari, unitamente ad alcuni soggetti legati alla criminalità organizzata cerignolana, subendo la condanna dalla Corte di Appello del capoluogo pugliese a 4 anni di reclusione per associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata ed a reati fiscali. Inoltre, più di recente è stato condannato in primo grado a 9 anni e mezzo di reclusione per associazione per delinquere, riciclaggio e autoriciclaggio a conclusione delle indagini eseguite dalla DIA di Bologna, coordinate dalla Procura di Ravenna e sfociate nell’Operazione “MALAVIGNA”.

Il provvedimento, emesso su proposta del Procuratore della Repubblica di Ravenna, Dott. Alessandro Mancini e del Sostituto Procuratore, D.ssa Lucrezia Ciriello, fa seguito al sequestro già operato dalla DIA nel 2020 in base al quale il Tribunale di Bologna, presieduto dal Dottor Francesco Caruso, aveva ritenuto sussistente, tra l’altro, la sproporzione tra i redditi dichiarati e i beni nella disponibilità del proposto e del suo nucleo familiare.

La misura ablativa interessa partecipazioni societarie e 9 compendi aziendali attivi nel settore vitivinicolo siti nella provincia di Ravenna, 74 beni immobili ubicati tra le provincie di Ravenna, Forlì e Brescia, 6 automezzi d’epoca e 3 rapporti bancari e assicurativi recanti disponibilità finanziarie di cui un conto corrente acceso presso un istituto bancario di San Marino; quest’ultimo sarà oggetto di confisca a cura delle competenti Autorità sammarinesi d’intesa con l’Autorità Giudiziaria bolognese così come previsto dalla Convenzione di “amicizia e buon vicinato” del 1939.

Il valore complessivo dei beni oggetto del provvedimento di confisca ammonta ad oltre 50 milioni di euro.

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Cronaca

Clan Strisciuglio, blitz anti-mafia dei carabinieri: eseguiti sei ordini di custodia cautelare

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BARI – I Carabinieri del Comando Provinciale di Bari, supportati dal personale del 6° Nucleo Elicotteri Carabinieri di Bari e del Nucleo Cinofili di Modugno (BA), hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Bari, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo pugliese, nei confronti di 6 soggetti, tutti gravati da precedenti penali, ritenuti facenti parte del clan “Strisciuglio”, indagati, a vario titolo, per “estorsione continuata in concorso” con l’aggravante del metodo mafioso.

L’indagine trae origine dalla denuncia di estorsione presentata, nel gennaio 2021, dal titolare di un’agenzia di scommesse del centro cittadino, terrorizzato dalle asfissianti richieste estorsive avanzate dagli appartenenti al gruppo criminale, i quali si erano spinti a chiedere soldi anche presso il domicilio della vittima, destabilizzando l’ambiente familiare. A seguito della denuncia, i Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Bari San Paolo, sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, hanno avviato immediatamente le indagini, condotte sia con metodi tradizionali sia con attività tecniche.

Gli sviluppi investigativi hanno consentito di accertare che l’esercente era stato vittima di una duplice richiesta estorsiva rivolta da personaggi appartenenti al gruppo di “San Pio – Enziteto” del clan “Strisciuglio”. La prima, pari a 30.000 €, era stata richiesta a fronte di un iniziale prestito di 15.000 €, volto a saldare i debiti maturati dalla vittima per la gestione di una agenzia di scommesse, di seguito cessata. Nonostante l’avvenuto saldo del debito, alla vittima era stato intimato di proseguire nel pagamento di 500 € mensili, al fine di alimentare la “cassa” dell’associazione e finanziarne le attività illecite sul territorio. È stato anche accertato, in un’occasione, che era stato chiesto il pagamento di 1.500 €, al fine di sostenere le spese per la cresima della figlia di uno degli arrestati.

Una seconda richiesta estorsiva di 10.000 € era stata avanzata da un altro indagato del gruppo, al fine di sostenere le spese legali relative al suo arresto in flagranza, contestando falsamente alla vittima un suo coinvolgimento nella vicenda. Lo stesso soggetto, inoltre, a fronte di un prestito di 7.500 € per l’avviamento di un’agenzia di scommesse a Bari, aveva rivendicato il pagamento ingiustificato di 38.000 € a titolo di “liquidazione” per l’automa decisione di interrompere l’asserita co-gestione dell’attività, costringendo così il denunciante ad assumere lui e sua moglie, senza che gli stessi svolgessero realmente attività lavorativa. Inoltre, al fine di “ripulire” le somme indebitamente ricevute, si era fatto intestare delle vincite in realtà conseguite da clienti del centro scommesse.

È stato quindi ricostruito l’assoluto profilo criminale degli indagati che rivendicavano il costante pagamento mensile anche mediante il ricorso ad azioni di forza, sempre scongiurate grazie al puntuale intervento preventivo degli inquirenti. Ed è stata documentata la loro spregiudicatezza, tanto che, in più occasioni, in pieno giorno avevano asportato le somme giacenti nei V.L.T. (apparecchi elettronici che erogano vincite in denaro) presenti nell’agenzia di scommesse, impossessandosi delle chiavi di apertura dei macchinari all’insaputa del titolare. Il G.I.P., condividendo la tesi investigativa della magistratura inquirente, basata sul solido compendio indiziario reso dai Carabinieri, ha riconosciuto a carico degli indagati l’aggravante di aver agito con metodo mafioso, mediante la sopraffazione della vittima e l’utilizzo della forza di intimidazione derivante dalla riconducibilità degli stessi al clan “Strisciuglio”, oltre ad aver commesso il fatto al fine di agevolare l’articolazione locale del clan facente capo a uno di loro.

L’operazione odierna testimonia la costante attenzione dell’Autorità Giudiziaria e dell’Arma dei Carabinieri al delicato fenomeno delle estorsioni ai danni di titolari di attività economiche, evidenziando il ruolo delle Istituzioni quale punto di riferimento per un’efficace azione di contrasto al fenomeno criminale e unica risposta alle istanze di giustizia delle vittime.

Gli indagati

 

–        CATACCHIO Vito Antonio, 37enne, detto “Carota” o “U russ” già detenuto;

–        CATACCHIO Oronzo, 45enne, inteso “Renzo” o “Enzo”

–        SEBASTIANO Luca Antonio, 42enne, detto “Patana”;

–        PESCE Lorenzo, 30enne;

–        MAGRINI Leonardo, 46enne, inteso “Dino”;

–        PROFETA Cosimo, 34enne.

 

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Cronaca

Droga: due arresti dei carabinieri a Bari

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Bari Centro arresto per droga
Foto dei Carabinieri di Bari

BARI – Continuano i controlli dei Carabinieri per contrastare il perdurante e nocivo traffico di sostanze stupefacenti in città.

In questa settimana, i Carabinieri della Compagnia di Bari Centro hanno eseguito 2 distinte operazioni di servizio con altrettanti arresti in flagranza di reato e sequestri di droga.

Il primo soggetto, M.S., 31enne, barese, sorvegliato speciale, è stato controllato dai militari della Stazione CC di Bari Carrassi che, impegnati nel servizio di Carabiniere di Quartiere, lo hanno notato in via Dei Mille. Appena incrociati i militari, l’uomo ha tentato di sviare il controllo ma, suo malgrado, è stato subito fermato e sottoposto ad un accurato esame. Le successive perquisizioni personale e domiciliare hanno consentito di rinvenire e sequestrare diversa sostanza stupefacente tra cui 0,4 g di cocaina, 3,5 g di hashish e  7 g di marijuana, nonché un bilancino di precisione e materiale vario per il confezionamento della droga ed una cospicua somma di denaro pari a 1.765,00 €, in contanti, provento dell’attività di spaccio. L’arrestato, al termine delle formalità di rito, è stato ristretto agli arresti domiciliari.

Il secondo arrestato, invece, anch’esso già noto alle FF.OO., è stato sorpreso nel quartiere Japigia mentre usciva furtivamente da un condominio in via Caldarola. All’esito del controllo sulla sua persona, P.A., 33enne barese è risultato in possesso di 30 dosi di cocaina pronte per essere cedute al miglior acquirente. Inoltre le successive attività di ricerca hanno permesso di sequestrare, oltre a materiale per la pesatura e il confezionamento della droga, anche quasi 5.000 € in contanti, ingente provento della florida attività di spaccio. In questo caso, l’uomo è stato ristretto presso il carcere di Bari, in attesa dell’udienza di convalida dell’arresto.

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